Un suggestivo romanzo di formazione, in cui, dietro un’apparente levità di trama e dialoghi, si nascondono valori universali e irrinunciabili come l’amicizia e la voglia di libertà.
(Valeria Montaldi)
Ho ricevuto e letto per intero,
sabato, il delizioso libro di
Versace, che mi è piaciuto, a cominciare
dalla copertina. Mi ha
ricordato i migliori Strati e Fortunato, ma con
una freschezza ignota
anche a loro. E – sul fondo – mi ha richiamato la
poesia di Nuovo
Cinema Paradiso di Tornatore.
(Giovanni D’Alessandro)
Tutti i sud del mondo di Maria Serena Palieri
«L’Unità»
Tre nuovi narratori, in questa stagione, ci invitano a scoprire in quanti modi non banali si possa declinare, oggi, la parola «Sud». Cominciamo con Graziano Versace che, classe 1964, esordisce con il romanzo Ladri di locandine per la nuova collana di narrativa della San Paolo. Versace è nato a Belmore, in Australia, e ora vive e insegna nel Messinese, a Sant’Agata di Militello.Ela storia che racconta hauna matrice autobiografica, visto che parla di un’emigrazione di ritorno e dell’alleanza che a Taurianova, nella Calabria degli anni Settanta, si instaura così tra due piccoli «diversi». Uno è Daniele, detto «Daniel Boone», un dodicenne nato come lo stesso Versace in Australia – un Sud del mondo – e tornato con la famiglia nel paese – un Sud d’Italia – da cui essa era partita, prima della sua nascita. Mentre Francesco, detto «Cesco Kid», più grande di pochi mesi, è lo sfortunato erede di una famiglia impegnata in una sanguinaria faida. Il primo, l’«australiano» comelo chiamano a Taurianova, fatica ad adattarsi, corroso com’è dalla nostalgia per il Paese che per i suoi genitori era terra d’esilio, ma per lui era terra natale. Mentre il secondo, figlio di un venditore di «zipanguli », angurie, benché sia un bravo scolaro è evitato da tutti, perché come dicono lì in città appartienea «gente brutta». Si sono ribattezzati con quei nomi da spaghetti western perché sono malati di cinema. Appena raggranellano cento lire, vanno a passare il pomeriggio nell’unica attrazione del paese, la sala Italia: adorano i film di kung fu e karaté, sono fans di Bruce Lee e di Clint Eastwood. Il loro amore, però, genera una manìa: quella per le locandine. Daniel e Cesco cominciano a rubarle, sia al cinema che al bar, e, com’è per i collezionisti, diventano prigionieri della loro ossessione, sempre più audaci man mano che il tempo passa. Ora, vi chiederete se quest’ossessione vada a finire male. No, il tocco nero nel romanzodi Graziano Versace nonviene da questo che resta un gioco innocente. Viene da altrove. Perché un giorno il padre di Cesco finisce morto ammazzato. E suo figlio è costretto con la madrea trasferirsi altrove, in un posto segreto, per troncare la catena della faida. E dunque addio amicizia, addio locandine, addio cinema per i due ragazzini, e addio tutto, per lo sfortunato Cesco. Ladri di locandine è un Nuovo cinema paradiso su pagina e senza affettazioni. È un buon romanzo che in una lingua piana, affettuosa, resuscita un pezzo d’Italia di periferia e un’epoca con le sue ristrettezze e la sua oscura folle violenza, e ci regala belle figure comequella – felliniana – del proiezionista Mandraffì, reduce da un passato di gloria a Cinecittà. E che, soprattutto, sa dipingere quel legame misterioso che è l’amicizia tra adolescenti.